La maggior parte delle persone che incontro in call conoscitiva mi pone la stessa domanda: perché trovare lavoro è sempre più difficile?
Stesso scenario: le offerte ci sono, i CV vanno anche bene ma ogni tentativo di cercare un nuovo lavoro è simile a lanciare un sasso nello stagno: ci si perde, nel vuoto di un abisso.
La risposta è che il mercato del lavoro non è semplicemente “fermo”. È diventato più selettivo, più affollato e molto più complesso da leggere. In Italia, per esempio, i dati Istat mostrano un mercato ancora attivo, con occupazione in crescita nel quarto trimestre 2025 e un tasso di disoccupazione sceso al 5,6%. Ma l’OECD segnala anche un rallentamento: la crescita dell’occupazione sta decelerando e la tensione del mercato del lavoro si sta riducendo rispetto ai livelli più alti del post-pandemia.
Questo significa una cosa molto concreta: non siamo in un mercato bloccato, ma in un mercato più cauto. Le aziende assumono, sì, ma con più prudenza. Aprono meno posizioni, impiegano più tempo a decidere e cercano profili che siano immediatamente leggibili, coerenti e spendibili.
Il primo problema è il mismatch
Uno dei grandi paradossi del lavoro nel 2026 è che, mentre molte persone faticano a trovare un’opportunità, molte aziende faticano a trovare i candidati giusti.
Secondo Unioncamere-Excelsior, nel 2025 risultavano di difficile reperimento il 50,9% dei laureati richiesti dalle imprese e il 57,3% dei diplomati ITS. Non stiamo quindi parlando solo di scarsità di posti, ma di una distanza sempre più evidente tra ciò che il mercato cerca e ciò che i candidati presentano o riescono a comunicare. (Excelsior)
Ed è qui che spesso nasce la frustrazione: persone competenti, con anni di esperienza, si sentono escluse non perché non valgano, ma perché il loro profilo non è posizionato nel modo giusto, non parla il linguaggio del mercato o non rende immediatamente visibile il proprio valore.
Le competenze stanno cambiando più velocemente delle carriere
Un secondo fattore riguarda la velocità con cui cambiano le competenze richieste.
Il World Economic Forum stima che entro il 2030 il 39% delle competenze chiave richieste nel lavoro cambierà; inoltre il 59% della forza lavoro avrà bisogno di upskilling o reskilling, mentre per il 63% dei datori di lavoro il gap di competenze è già oggi la principale barriera alla trasformazione del business. (World Economic Forum)
Tradotto: molte persone non sono “fuori mercato” perché incapaci, ma perché il mercato si muove più in fretta della loro capacità di aggiornare, tradurre e raccontare la propria esperienza.
Avere esperienza non basta più. Oggi conta anche saper rispondere a domande come:
- Qual è il mio posizionamento?
- Che problema so risolvere?
- Quali risultati porto?
- In che modo le mie competenze sono ancora rilevanti oggi?
Anche le selezioni sono cambiate
C’è poi un altro elemento di cui si parla ancora troppo poco: il processo di selezione è diventato molto più saturo.
Greenhouse ha rilevato che le candidature medie per posizione sono passate da 28 nel 2021 a 95 nel 2025. Questo vuol dire che anche un buon profilo può essere perso nel rumore, ignorato o scartato molto presto, semplicemente perché i recruiter si trovano a gestire volumi molto più alti. (greenhouse.com)
Ecco perché oggi tante persone hanno la sensazione di “mandare CV nel vuoto”.
Non sempre è una questione di scarso valore personale. Molto spesso è una questione di:
- eccesso di concorrenza,
- scarsa differenziazione,
- candidature troppo generiche,
- mancanza di networking strategico,
- identità professionale poco chiara.
Il punto è questo: cercare lavoro oggi richiede una strategia diversa
Nel 2026 cercare lavoro non è più solo un’attività operativa. È diventato un lavoro di posizionamento, chiarezza e comunicazione del valore.
Non vince necessariamente chi invia più candidature.
Spesso vince chi riesce a essere più chiaro, più rilevante e più coerente.
Per questo oggi servono molto più di un CV aggiornato:
- serve una direzione professionale chiara,
- serve un profilo LinkedIn costruito con logica,
- serve la capacità di raccontare risultati e competenze in modo credibile,
- serve networking,
- serve capire come si muove davvero il mercato.
In altre parole: non basta più cercare lavoro. Bisogna saperlo cercare bene.
La vera difficoltà non è solo trovare un lavoro. È trovare il proprio posto nel mercato di oggi.
Ed è qui che molte persone si bloccano.
Perché continuano a usare strumenti vecchi in un mercato nuovo.
1. Mandano candidature generiche.
2. Descrivono attività invece di risultati.
3. Aspettano che il CV parli da solo.
4. Pensano che basti “avere esperienza”.
Ma nel mercato di oggi l’esperienza, da sola, non basta.
Va letta, tradotta, valorizzata, posizionata.
Ed è per questo che cercare lavoro può sembrare così faticoso: non perché tu non abbia valore, ma perché oggi il valore va reso visibile, comprensibile e desiderabile.
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