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Bias cognitivi: se li conosci, li eviti. Forse

Sapete cosa sono i bias cognitivi? Se facciamo una ricerca su Google, la prima voce, quella di Wikipedia dice questo “giudizi (o pregiudizi) che non corrispondono necessariamente alla realtà, sviluppati sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro e che portano dunque ad un errore di valutazione o mancanza di oggettività di giudizio.“ In pratica, è la sintesi di come il nostro cervello distorce la realtà. Della serie, il primo nemico di noi stessi siamo proprio noi stessi.

L’origine del termine risale agli anni Settanta, quando gli psicologi Amos Tversky e Daniel Kahneman, grazie alle loro ricerche, giunsero a una conclusione rivoluzionaria riguardo alla mente umana, e cioè che gli individui prendono le loro decisioni utilizzando un numero limitato di euristiche (scorciatoie mentali), piuttosto che sofisticati processi razionali. Possibile fare diversamente? No. Tutta colpa dell’Homo Sapiens e del processo di evoluzione che ci ha portato a incorporare una serie di atteggiamenti necessari alla sopravvivenza. E se il mondo fisico oggi ci è meno ostile, il mondo psichico è un gran caos per il semplice fatto che gli stimoli attorno a noi sono aumentati in maniera esponenziale, per cui, quel che facciamo è prendere decisioni in fretta e senza fatica. Lo descrive molto bene Annamaria Testa nel suo articolo Bias cognitivi: cinque modi per ingannarsi da soli ” 

“Tutti noi, per districarci nella complessità del mondo senza analizzare, pesare e valutare ogni dettaglio, ci affidiamo a strategie di pensiero che si chiamano euristiche. Anche questo nome viene dal greco: heurískein vuol dire “trovare, scoprire”.
Le euristiche sono procedimenti mentali intuitivi, e sbrigativi, che ci permettono di farci un’idea di qualsiasi cosa in fretta e senza fatica. Sono euristiche, per esempio, gli stereotipi . Se le euristiche sono, diciamo così, scorciatoie incerte ma così comode e rapide che facciamo fatica a rinunciarvi, i bias cognitivi sono euristiche inefficaci, logorate e corrotte: vicoli ciechi nei quali ci addentriamo fino a sbattere contro un muro di nonsenso.”

Ve ne elenco 3, che secondo me sono quelli più rappresentativi dei processi che mettiamo in atto nella società contemporanea, fluida e sfuggente, dominata dalle tecnologie e da un mondo digitalizzato.

Bias di conferma

può essere inteso come pregiudizio e si esprime nell’incapacità di accettare punti di vista differenti. Quante volte capita di difendere un’idea, una situazione o concetto, a tutti i costi e contro tutti? Spesso, troppe volte. Succede ai sostenitori di partiti politici, ad esempio, o anche nelle imprese quando un imprenditore difende la propria idea fino alla fine, contro tutti pur di vederla realizzata. Chi, almeno una volta nella vita, non ha fatto affidamento all’oroscopo senza valutare che si tratta di indicazioni generiche che possono valere per chiunque? Preferiamo concentrarci su quel che sappiamo già, su delle credenze pregresse che fanno parte della nostra identità.

Bias della scelta

Tendiamo a considerare come “razionale” una scelta presa anche quando essa è solo il risultato della nostra impulsività. Il ricordo di scelte effettuate in passato è migliore del ricordo di possibilità di scelta scartate (Mother, Shafir, Johnson, 2000). Piuttosto che ammettere un errore, ci raccontiamo che abbiamo fatto una scelta giusta  e questo succede perché o non si vuole affrontare la realtà o perché non si conosce la realtà

Bias dell’eccesso di fiducia

La tendenza a condividere i nostri successi, più che i nostri fallimenti. Più le persone sono incompetenti, meno capiscono di esserlo (effetto Dunning Kruger)

Gli incompetenti, secondo Dunning e Kruger, non giudicano la propria abilità in base all’effettivo confronto dei risultati a lungo termine con quelli del resto delle persone. Al contrario, partono con una idea preconcetta sul proprio grado di preparazione (“sono bravissimo”) e tendono a cercare conferme – in realtà inesistenti – nei risultati. Questo può avere conseguenze drammatiche. Avete mai sentito parlare dei terrapiattisti? Ecco, loro sono convinti di di aver risolto problemi su cui gli scienziati si dibattono da decenni, con le loro convinzioni. 

L’effetto si accentua fino a diventare del tutto irrazionale se riguarda le qualità morali e i principi: di fatto, tutti (e perfino chi si comporta in modo palesemente antisociale) pensiamo di essere più etici, gentili, onesti e affidabili della media delle persone.Alcuni lo chiamano “Bias del pavone”, evidente sui social media. Basta dare un’occhiata al feed di Facebook o Instagram. Foto di belle vacanze, di imprese uniche in qualsiasi settore che vada dal management allo sport, alla cucina. Si verifica quando si tende a mostrare un’immagine positiva di sé agli altri. Troppo positiva.

Ce ne sono tanti altri, tra cui il Bias di Gruppo e quello legato all’influenza sociale, diffusissimo oggi, e che si esprime nella tendenza a compiere delle azioni o ad avere delle idee solo perché queste sono “del gruppo” o per sentirci parte del gruppo. Accade, ad esempio, quando leggiamo le recensioni prima di andare in un ristorante e tendiamo a scegliere quello con maggiori rating e review positive.

Che fare quindi per proteggersi da questi meccanismi ed evitare di diventare delle brutte persone? Occorre, sicuramente, stare attenti e prendere le giuste precauzioni, come ad esempio cercare di sapersi mettere in discussione e desiderare un cambiamento, nelle nostre abitudini, stili di vita, punti di vista.

Facile a dirsi, difficile a farsi. Ci proviamo insieme quest’anno?

 

 

 

 

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