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Cosa fare da grande? O meglio, cosa fare quando riposti i libri sullo scaffale bisogna alzarsi e correre?

In uno dei miei ultimi post su Linkedin mi rivolgevo agli studenti, a chi sta o ha ultimato un percorso di studi e si trova a rispondere alla domanda, da un milione di dollari: cosa farò dopo?

Ho ricevuto alcuni messaggi in privato, molto simili tra loro a cui ho risposto. Ci tenevo a fare un post pubblico, perché molte domande sono quelle di tutti e tutti aspettano le stesse risposte. Solo che non è mai così, e io l’ho scoperto dopo.

Laurea, master, percorsi di specializzazione post laurea. I nostri investimenti, sogni di una vita, tempo, sacrifici, soldi, speranze, futuro. Quante cose rappresentano i vari percorsi che scegliamo di intraprendere nella vita? Tanto, forse tutto. Specie in quegli anni in cui ci siamo dentro, in cui la nostra vita è fatta di lezioni e libri fotocopiati. Notti passate a studiare, sognando la fine di un percorso cadenzato fatto di lezioni, esami, voti. I voti… io li ho sempre odiati. Ma ho amato molti dei libri che ho letto più il piacere di imparare qualcosa e molti degli insegnanti che ho avuto, quelli bravi che restano nel cuore, esempio da seguire.

Alla domanda: Che lavoro fare da grande? Come posso rispondervi?

Primo consiglio spassionato che mi sento di darvi: seguite le vostre passioni. Non vi deluderanno. Appassionatevi di qualcosa, metteteci cuore, testa, impegno e non fatevi bloccare dalla mancanza di certezze relative al futuro. Per come la vedo io, il futuro è sempre incerto e i percorsi nella vita possono cambiare. Anni fa, mi sono appassionata di digital marketing e social network. Ho seguito questa strada con interesse e curiosità, ignorando il luogo, o meglio, i luoghi in cui mi ha portato. Oggi, a distanza di anni, tutto sembra più chiaro ma se mi chiedete come mi vedo in futuro, io non ne ho la più pallida idea. La cosa certa è che ai colloqui vendevo le mie competenze ma non solo. I miei desideri, sogni, visione di questo mondo verso cui ho sempre nutrito un interesse e molto spesso mi trovavo a parlare del futuro. Condividevo la mia idea di mondo interconnesso, le possibilità offerte dalle nuove tecnologie alle aziende e così facendo ho aggiunto tasselli al puzzle. In totale, sono più i colloqui che non sono andati bene, perché li ho fatti male o perché il processo a un certo punto si bloccava, che quelli andati bene. Perché succede questo? Non lo so, non è una domanda a cui è facile rispondere. Ma so che alla fine ha tutto un senso. Dopo mille porte chiuse ce ne saranno altre aperte e lì bisogna andare, cercando di avvicinarsi sempre più all’idea che si ha del proprio futuro. 

Mi ha aiutato cambiare città, spostarmi e conoscere realtà diverse. Scontrarmi con persone e aziende diverse, che non sempre corrispondevano ai miei ideali di lavoro. Ma questa è la realtà. Si fanno dei compromessi, si deve plasmare l’idea che si ha all’inizio, si deve lavorare molto su se stessi. Se mi chiedete cosa contano di più tra hard skills e soft skills vi rispondo: le ultime, sicuramente. Credetemi, è molto più difficile lavorare sui lati del proprio carattere o affinare tutte quelle caratteristiche che ci portano a essere lavoratori autonomi e colleghi in gamba, sempre pronti a lavorare in team e a dare una mano, che le competenze tecniche. Mi rendo conto che la realtà in cui viviamo ci ha portati a disegnare ciascuno la propria corazza, a pensare al proprio successo, alla propria carriera. Mettendoci in competizione. Ma non funziona così.

Vi confesso che le persone con cui mi sono trovata male, lavorandoci insieme, sono state quelle estremamente individualiste, che miravano solo al proprio tornaconto personale. Quelle invece da cui ho imparato e che mi hanno aiutato a migliorarmi sono le persone umili ed estremamente competenti. Diffidate da chi si crede un genio, da chi ha bisogno di adulazioni, da chi sbandiera il proprio stipendio e che non accetta critiche né compromessi. Lasciate questa gente a crogiolarsi nella loro insicurezza e nel proprio ego, inseguite un ideale più grande che è la vostra autorealizzazione personale, un lavoro che dia un senso al vostro percorso ma che abbia anche un senso sociale, per il gruppo piccolo o grande nel quale andrete a metter piede. Non fissatevi con i voti alti, col fare il compitino migliore degli altri. Non aspettatevi la lode, i complimenti. Spesso queste aspettative nascono dal bisogno di riconoscibilità e approvazione sociale. Non sono reali bisogni, questi. Per quanto ricevere approvazione possa far piacere, non è il fine ultimo delle nostre azioni.

Cercate di lavorare sull’immagine che avete del lavoro, della vita, di voi stessi. Aggiungete volta per volta un pezzo diverso al vostro puzzle e non date mai nulla per scontato. Accettate i consigli di tutti ma ascoltate sempre voi stessi. Durante il mio percorso mi sono trovata a cambiare strada, aziende, a trasferirmi. Le persone attorno a me difficilmente capivano ma ci tenevano sempre a dirmi qualcosa, specie quando questo non gli veniva richiesto. Quel che ho sempre cercato di fare è stato non rinnegare me stessa e perseguire un ideale di vita, il mio.

Quando mi scrivete per chiedermi delle mie precedenti aziende e di colloqui che dovete in aziende in cui ho lavorato cerco sempre di non metterci del mio e di darvi un giudizio oggettivo. Ogni esperienza è diversa, non c’è una legge uguale per tutti. Le aziende sono ecosistemi in cui le persone cercano di trovare il proprio posto. Sopravvive chi riesce ad adattarsi meglio.

Un lavoro rappresenta per l’essere umano tante cose, in primis libertà, la possibilità di fare qualcosa in cui si riesce bene, che venga riconosciuto di utilità e che soddisfi il bisogno di trovare un posto nel mondo. Fattori quali la riconoscibilità sociale, la socializzazione, il benessere all’interno del posto di lavoro sono fondamentali e non sempre facili da perseguire. Fate una lista di ciò che conta veramente per voi. Valori, idee, famiglia, amici, soldi. Guardatevi intorno e chiedetevi: cosa cambierei se avessi la possibilità di spostare uno dei pezzi del mio puzzle oggi? E iniziate da lì. Man mano che andrete avanti nel vostro percorso imparerete che è importate dire le cose al proprio capo piuttosto che tenersele dentro sperando che la situazione cambi all’improvviso. Che è bene non accettare un’offerta perché qualcosa non vi ha convinto. Che spesso bisogna evitare di buttarsi nelle cose e aspettare il momento giusto.

Ma ora, a chi è all’inizio di un percorso professionale o a chi sta finendo gli studi e vive con ansia il futuro dico: non abbiate paura. Lanciatevi, non aspettate l’occasione d’oro, togliete una serie di paletti e vi accorgerete che questi non solo altro che costruzioni sociali, bisogni indotti da altri. Spesso le occasioni d’oro si rivelano tali nel tempo e vi assicuro che più esperienze farete, più avrete gli strumenti per prendere le decisioni giuste che vi porteranno a essere felici.

Buona fortuna.

Ps: vi lascio con un link ad un articolo che ho pubblicato a novembre dell’anno scorso. Qui vi parlavo della mia nuova esperienza all’estero e di quello che avevo appreso. Oggi sono tornata, prova del fatto che come vi dicevo, siamo esseri mutevoli che per fortuna possono cambiare idea, evolversi e, soprattutto, spostarsi 🙂

L’articolo lo trovate qui:

https://www.linkedin.com/pulse/lanciarsi-senza-paracadute-enza-maria-saladino/

2 pensieri riguardo “Cosa fare da grande? O meglio, cosa fare quando riposti i libri sullo scaffale bisogna alzarsi e correre? Lascia un commento

    • Ciao! Scusa per la risposta tardiva… Meglio tardi che mai! Non preoccuparti, non esistono scelte definitive nella vita, né strade a senso unico. Alla fine ti rendi conto che è bello scoprire se stessi in base alle scelte o alle non scelte fatte. Imparerai ad accettare anche questo e non vederlo come un fallimento, bensì come una presa di consapevolezza. Pensa che la laurea conta, ma fino a un certo punto. Conta più chi sei, come lo fai, e come sarai in grado di avanzare nella vita, verso la tua realizzazione personale. Non aver dubbi su questo, se vuoi scrivimi.
      Enza

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